Dei nomi della neve

Quando il bel tempo corrisponde alla mia disponibilità, allora amo andare con i miei ricordi per sentieri e strade forestali; osservo, anche, o ascolto, i segnali che la natura comunica con l'evolversi delle stagioni e degli anni. Ma è quando mi accompagno con gli amici o con personaggi della mia terra che il camminare è più assorto e riflessivo. Questi compagni di cammino non sono più fisicamente presenti, il loro corpo è rimasto in luoghi lontani: su montagne, o nella steppa, insepolto; o in cimiteri di paese con una semplice croce, o di città con lapidi e fiori. E' con loro che mi accompagno e ragiono, ricordando. Qualcuno che non crede, o che crede, può guardare con benevola indulgenza a questo mio modo di esistere. Non me ne importa: ho anch'io molti dubbi ma mi piace, a volte, ignorarli.

(...)

Lassù la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mulattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pressi dell'Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa più nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondante ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande Guerra, le avventure dei cacciatori. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.

[da Sentieri sotto la neve, 1998]

*

Grazie di essere stato, vecio, e di essere stato parola.

Poiché ormai la neve della nostra storia di famiglia ha il tuo nome, Sergente.

Ascoltato da keroppa il 17/06/2008 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





Voce del Verbo: libera! (le acque)

La terra gira da una parte e poi dall'altra,
sotto il velo del cielo,
come chi di notte non riesce a dormire,
perché vuole capire...

Addò t'annascunne - si t'annascunne?
Addò t'annascunne - si  t'annascunne?

C'è una piega sottile nascosta nell'universo,
ai margini del mondo,
è una processione di anime dimenticate
che sussurrano tra le costellazioni:

Addò t'annascunne - si t'annascunne?
Addò t'annascunne - si  t'annascunne?

Sarrà 'sta musica che vene e se ne va, che vene e se ne va....
Sarrà chistu rummore ca nun può spiega', ca nun se po' spiega'...

Vulesse ca 'stu cielo s'arapesse,
pe' tutt' 'a gente ca nun tene niente

Quando una luna cala, l'altra ricomincia,
ombra, luce, guerra, pace,
quando una luna cresce, l'altra svanisce,
acqua, fuoco, pieno, vuoto.

Addò t'annascunne - si t'annascunne?
Addò t'annascunne - si  t'annascunne?

Sarrà 'sta musica che vene e se ne va, che vene e se ne va...
Sarrà chistu rummore ca nun può spiega', ca nun se po' spiega'...

Vulesse ca stu cielo s'arapesse
pe' tutt' 'a gente ca nun tene niente,
scennesse l'acqua santa pe' terre addò nun chiove
e frutta, miele, pane e vino nuovo.

Vulesse ca chiuvesse, chiuvesse maccarune,
li prete de la via caso rattato,
la muntagna 'e Somma fosse carne arrustuta,
e tutta l'acqua 'e mare vino annevato
...


[Nuova Compagnia di Canto Popolare, Sotto il velo del cielo, 1998]

Ascoltato da keroppa il 08/06/2008 - eus voci, sguardi, infralogie, voce del verbo - commenti





Nuove amicizie

Quattro, otto, dieci e dodici anni. Il più grande è magro e saggio, il secondo è un affettuoso ruffiano dalla pelle saracena, il terzo a guardarlo negli occhi sembra di sporgersi su un abisso, il più piccolo da qualche settimana è il cavaliere di Monforte de "La Freccia Nera" e gira con uno spadino di legno tenerissimo, un paio di stivali rossi di gomma ai piedi anche con trenta gradi all'ombra.

Rientrando in casa, a sera, parlano più o meno così:



[Bill Watterson, da The Days Are Just Packed, 1993]


Più li guardo, e più mi chiedo da quale decennio sono venuti fuori.

Ascoltato da keroppa il 03/06/2008 - carta, eus voci, infralogie - commenti (1)





Preferisco i giorni feriali (ovvero: ansia da strattonamento)

Ciao, esci?

Oh, ma perché lui non viene giù?

Perché non mangi con noi?

Dove siete stati oggi? Vi abbiamo visto uscire.

Ma non hai caldo?

Ma non hai freddo?

Cos'è quello?

Lo rimetti a posto?

Cosa fai adesso?

Ma tu cosa fai in genere?

No, perché questa cosa dei rifiuti.

Perché prendi la bici?

Dove vai adesso?
[una risposta qualsiasi]
Ah, e come mai?
[oppure: ma è lontano!]

Siediti!

Tanto la musica non vi dà fastidio, no?

E neanche il rumore e il fumo di scarico del motore della macchinina radiocomandata, vero?

Cosa facevi prima di là?

Ma perché sei così curiosa?

Ma perché parli così poco?

Oh, ma tu non fai mai domande, proprio.


(forse perché sono andata in iperventilazione, a un certo punto)

Ascoltato da keroppa il 02/06/2008 - dialoghi, eus voci, infralogie - commenti





Antenna

Per non pensare, per non pensarti più almeno per un'ora ero andata incontro al temporale, sulla terra magra ad aspettare la pioggia che arrivava come un carrarmato a bordo del maestrale. Dove sei, accidentatté, ripetevo, dove sei, e subito dopo la curva ti ho visto, poco prima del ponte: vegliavi su un campo di grano ancora verde, solo, battuto dal vento ma ancora in piedi sulla terra curva e livida, senza fierezza ma in piedi, tenace sotto gli schiaffi carichi di elettricità dell'aria che ti piegava fino al suolo, dentro questa luce buia che ti aveva tolto ogni colore. Avevo cercato la pioggia per non pensarti, e sotto la pioggia ti ho ritrovato. E' stato un attimo, solo un attimo. Non ti spezzerà questa tempesta come non ti hanno spezzato tutte le altre, solo qualche ramo secco sarà spazzato via con un rumore secco di ossa che si spezzano ma dopo, più leggero, tornerai ad alzare lo sguardo sul mare verde che custodisci, che ascolti, sul quale le tue foglie cantano nel vento e che vedrai maturare ancora una volta, fino a che non sarà tempo di mietitura. Arrivava la pioggia e non volevo pensarti: inutile. Anche stavolta, come quell'altra, sotto il cielo ho sentito la tua voce cantare, la pancia sulla terra, il vento sulla schiena, a ottocento chilometri di distanza. Ti sento, resisti, canta più forte, canta sulle minacce dei tuoni che promettono grandine, canta più forte, più forte, resisti, canta più forte, più forte, più forte.

Ascoltato da keroppa il 22/05/2008 - sguardi, infralogie, stagioni diverse - commenti





I can imagine nothing more tedious...

I need maintenance,
I need patience,
I'm not foolproof,
I'm not waterproof,
I'm not shockproof, bombproof, bulletproof, fireproof, leakproof, childproof, stainproof, pressureproof
.


Ché se uno è una pianta, nient'altro che una pianta
in questo mondo di corpi celesti
prima o poi dovrà chiedere di essere perdonato.



[Marillion, Quartz, 2001]

Ascoltato da keroppa il 02/05/2008 - eus voci, infralogie, microniente - commenti





L'école du regard

No, che poi quante cose ci stanno da sapere di un posto prima, durante e dopo che ci hai messo i piedi dentro. Case vecchie di sessant'anni, qua c'era il bagno e mo' ci sta uno stanzino, qua era tutt'una cosa mentre mo' c'è una cameretta e un bagno, quindi su questa parete ci puoi fare buchi senza problemi, su quell'altra statt'accòrta che ci sta il cement'armato. Sott'al finestrone ci stava la stufa al kerosene, e il disimpegno non era. Bello il disimpegno, ci so' momenti che è la parte della casa cui uno si sente più affine. Un minuscolo campo neutro tra una stanza e l'altra, che ci parliamo con una lingua che non è mia né tua ma ci capiamo, un po' a culo, come viene, mischiando le parole mie e tue invece di distribuirle unammé, unatté. Le lingue, i toni, le virgole, pure le parolacce, gli apostrofi, le cadenze non sono di nessuno. Casa mia non è solo casa mia, ma di chiunque voglia venirci, e ciò non toglie che io sia di qui.

Nessun posto è mio: sono io, semmai, che sono di un posto.

Ah, le d eufoniche non ti piacciono? Se solo sapessi dove sei in questo momento. La sola cosa che so è sei da qualche parte qui vicino. Vabbuo', mo' m'assètto e t'aspetto nel disimpegno, tanto sempre di qua devi passare.


(no, è che ieri)

Ascoltato da keroppa il 19/02/2008 - dialoghi, sguardi, infralogie - commenti (1)





Internèt


Ascoltato da keroppa il 03/02/2008 - sguardi, infralogie - commenti





Second me the peoples are beautifuls. But also not.

First me.

I would like to writing and singing a song in english,
tongue that I've studied at the medium school.
I'd surely find the way to recreate the original sound
of the wonderful Beatles english.

I would pick up a girl and
- thank you to the original sound of the wonderful Beatles english -
I would conquer her,
I would marry her and together we will farrow so many much childs.

So we would live until the late age (her),
while I would never die just like Highlander;
but not like Sean Connery, better like Christopher Lambert:
young through the centuries but without cut the head.

So every night I dream my unrealizable, unreasonable, unrecognizable,
unjamestaylorable, unstatesmanlike dream come true
.


Second me (the peak of the mountain).

How you call you? How many years you have?
From where come? How stay?
Not to be sad:
the life is a thing wonderful and I am here for make it wonderfuler.

Not see the my love for yourself?
For force, not is visible.
Not hear the sound of the my guitar?
Is play from me; is play for you, is play for we.

Oui, je t'aime, je t'aime - yes -, must to be the my girl;
come on the my car that I bring you at make one tour.
What think of the my car?
Is much beautiful, second me.



[Elio e le Storie Tese, First me, second me, 1996]

Ascoltato da keroppa il 06/11/2007 - eus voci, infralogie - commenti (3)





2989 Imago

A silhouette passing by in front of your eyes.
Someone walking through the crowd,
that's just her body, it's not her.
Just a reflection of a time that's lost.
Memories painted as the contours of
someone you once would have died for
.


Sì.
Ti ho visto.
Ti vedo.
Stai dentro i nervi di una parola.
Ti sei messo al sicuro
così vicino
che non posso più raggiungerti.

Ascoltato da keroppa il 18/10/2007 - eus voci, sguardi, infralogie - commenti





Effetto moiré (di tre voci in una)



Please, help them understand: I've become the voices in the fan.







[Devin Townsend, 1997]

Ascoltato da keroppa il 30/08/2007 - eus voci, sguardi, infralogie - commenti





Lampi(ridi)

Eh, quanto piove.
Dove siete?
Siamo qui.
Qui dove?
Ricomincia a tirare.
Vado.
E vai.
Torno presto.
Sì, che non vorresti andare lo sappiamo.
Ma i pensieri.
Mysli kak slëzy.
Non farli scappare. Stringi.
Allora vado.
Vai.
Questo paese è un pozzo. Ieri l'ho sognato.
Eh, bella scoperta.
Tienila stretta quando vai giù, così per quando arrivi l'abbiamo tirata su.
Ci sono ottocento chilometri di corda?
Di corda e di parole.
Allora forse ce la facciamo.
Forse. Forza!

Ascoltato da keroppa il 20/08/2007 - infralogie, post-it, in somnus - commenti





Why, whence, whither.


Into this universe, and
why not knowing
Nor
whence, like Water willy-nilly flowing;
And out of it, as Wind along the Waste,
I know not
whither, willy-nilly blowing.



[Il Rubáiyát di Omar Khayyám (XXXI), nell'adattamento di Edward Fitzerald, 1859; citato da Gregory Bateson in Mente e Natura, 1979;  trad. italiana* di Giuseppe Longo]


* Entrare in questo universo, e non sapere perché / né da dove, come Acqua che volere o no fluisce; / e uscirne, come Vento nel deserto, / che volere o no soffia, non so dove.

Ascoltato da keroppa il 01/08/2007 - eus voci, infralogie - commenti





Questo è un abbraccio





(e poi chiedono perché uno vorrebbe le ali)

Ascoltato da keroppa il 26/07/2007 - sguardi, infralogie, post-it - commenti





Oh! Ah!... eh.

Meraviglia,
una risata con l’eco!
Rimbalza cadendo in piedi
il mio pensiero
rendendomi allegro
...

(...)

Di questa stella che ho messo a fuoco
io sono l’unico proprietario,
la uso come mio lampadario
nel buio che si fa.

Meraviglia,
ho stabilito il mio record
di resistenza alla vita
e stranamente
mi sento leggero
.


*


Leggera come materiale rotabile da linea non elettrificata, per amor di precisione.
A nafta.





[Samuele Bersani, Meraviglia, 2003]

Ascoltato da keroppa il 16/07/2007 - eus voci, infralogie - commenti





Del sogno del senso del dono.


Al disprincipio era il verbo.
Solo dopo è che venne il delirio del verbo.
Il delirio del verbo stava nell'inizio, là dove il
bambino dice: Io ascolto il colore degli uccellini.
Il bambino non sa che il verbo ascoltare non funziona
per il colore, ma per il suono.
Allora se il bambino cambia la funzione di un verbo,
delira. E dunque.
In poesia che è voce di poeta, che è la voce del fare
nascite -
Il verbo deve delirare.

*

No descomeço era o verbo.
Só depois é que veio o delírio do verbo.
O delírio do verbo estava no começo, lá onde a
criança diz: Eu escuto a cor dos passarinhos.
A criança não sabe que o verbo escutar não funciona
para cor, mas para som.
Então se a criança muda a função de um verbo, ele
delira. E pois.
Em poesia que é voz de poeta, que é a voz de fazer
nascimentos -
O verbo tem que pegar delírio.

[Manoel de Barros, O livro das ignorãças, 1993, nella traduzione di E. Sanches]


(grazie, Damen)

Ascoltato da keroppa il 10/07/2007 - eus voci, infralogie, post-it - commenti (4)





La cura contrivisa (prima dose)

San cugnî

1.
S'è soi brut e ciatîf
ch' me doi apena al bundì
no me sopuarte
ch'e no me doi mai razon
me soi antipaticu
ch'e goze massa
me insordìs
che pa' no cjatâme
e scjampe
che

'e cun
tignîme

2.
Ài da stâ dentre al tiô vuoe par jôdeme

3.
A quindes an 'e vêve i dincj rotz
Adés ài i dincj rotz
A quindes a ére mal vest
ît
Adés 'e soi mal vest
ît
Culturalmente sempre chiel


[Federico Tavan, da Da màrches a madònes, 1994]


(vado bene, dottore'? Come me li trova oggi i timpani?)


[Necessità 1. Se sono brutto e cattivo / che mi dò a malapena il buongiorno / non mi sopporto / che non mi dò mai ragione / che mi sono antipatico / che grido troppo / mi rompo i timpani / che per non trovarmi / scappo / che / io / devo / tenermi // 2. Devo stare dentro ai tuoi occhi per vedermi // 3. A quindici anni avevo i denti rovinati / Adesso ho i denti rovinati / A quindici anni ero vestito male / Adesso sono vestito male / Culturalmente sempre lo stesso]

Ascoltato da keroppa il 25/06/2007 - eus voci, infralogie, post-it - commenti (3)





Tossico? Eh, tossico, tossico.

In biologia non esistono 'valori' monotòni.

Un valore monotòno è un valore che cresce o decresce sempre. La sua curva non serpeggia, cioè non passa mai da un aumento a una diminuzione o viceversa. Sostanze, cose, strutture o successioni di esperienze desiderate che sono in un certo senso 'buone' per l'organismo - regimi alimentari, condizioni di vita, temperatura, divertimenti, sesso e così via - non sono mai tali che una quantità maggiore di esse sia sempre meglio che una quantità minore. Al contrario, per tutti gli oggetti e le esperienze esiste sempre una quantità con valore ottimale; al di sopra di essa la variabile diventa tossica, scendere al di sotto di quel valore significa subire una privazione.
 
 Questa caratteristica dei valori biologici non si riscontra nel denaro. Il denaro ha sempre un valore transitivo: più denaro è presumibilmente sempre meglio che meno denaro; per esempio mille e un dollaro sono preferibili a mille dollari. Per i valori biologici le cose non stanno così: più calcio non è sempre meglio che meno calcio. Vi è una quantità ottimale di calcio di cui un dato organismo può aver bisogno nella sua dieta: al di sopra di essa il calcio diventa tossico. Analogamente, per l'ossigeno che respiriamo, per i cibi o per le componenti di una dieta e probabilmente per tutti gli elementi presenti in una relazione, il troppo è nemico del bene. Si può anche soffrire per troppa psicoterapia. Una relazione senza conflitti è noiosa, una relazione con troppi conflitti è tossica: ciò che è desiderabile è una relazione con una quantità ottimale di conflitti. Perfino il denaro, considerato non in sé, ma nei suoi effetti su chi lo possiede, può forse, oltre un certo limite, risultare tossico.

In ogni caso, la filosofia del denaro, l'insieme dei presupposti secondo cui quanto più denaro si ha tanto meglio è, è del tutto antibiologica. Nondimeno, pare che questa filosofia possa essere insegnata a cose viventi.


[Gregory Bateson, Mind and Nature, a necessary Unity, 1979.
Traduzione italiana di Giuseppe Longo]




Manc'a dire che non ci avevano avvisati.

Ascoltato da keroppa il 02/06/2007 - eus voci, infralogie, post-it - commenti





21 : Shih Ho (una decisione)

(...)

I had this recurring dream:
I was living another life
in another country
in another time.

As I got older the dream began to fade away,
until one day...
... there she was, tapping me on my shoulder.

She says she's got so much to say
But she's not telling it today.
She said "Come back when you're alone"
but I'm not sure I want to know
'cause maybe her road
is a one-way street.
Maybe her road...


... I'm scared of everything I am.

I'm scared of opening the can.

I'm scared of losing who I am,

think I might've taken all I can.



I let the genie out of the box.





[S. Hogarth, Genie, 2004]

Ascoltato da keroppa il 22/05/2007 - eus voci, infralogie, post-it - commenti (2)





50 : Ting

Who are you to wave your finger?
You must have been out your head.
Eyehole deep in muddy waters,
you practically raised the dead.

(...)

Liar, lawyer, mirror, show me. What's the difference?
Kangaroo done hung the guilty with the innocent.



[Tool, The Pot, 2006]




Ascoltato da keroppa il 17/05/2007 - eus voci, infralogie - commenti





Slog(g)atura


Sometimes I feel like a fist
Sometimes I am the colour of air
Sometimes it's only afterwards
I find that I'm not there.


[S. Wilson, The sky moves sideways, 1995]

Ascoltato da keroppa il 04/05/2007 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





Mercy (Street)

Looking down on empty streets, all she can see
are the dreams all made solid,
are the dreams all made real.

All of the buildings, all of those cars
were once just a dream
in somebody's head.

She pictures the broken glass, she pictures the steam,
she pictures a soul
with no leak at the seam.

Let's take the boat out - wait until darkness,
let's take the boat out - wait until darkness comes.

Nowhere in the corridors of pale green and grey.
nowhere in the suburbs in the cold light of day.

There in the midst of it so alive and alone,
words support like bone.

Dreaming of Mercy Street,
wear your inside out.



(...)

[Peter Gabriel, 1986]

Ascoltato da keroppa il 11/04/2007 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





59 : Huan


Things once blurred
are twice sharpened.



[Jonas Renske, March 4, 2001]

Ascoltato da keroppa il 13/03/2007 - eus voci, infralogie - commenti





Geocarpìa (di una parola)

Che voglia di correre. Camminare. Lavorare. Sudare. Usare questo corpo in qualche modo. Usarlo. Restituire un po' di quello che mi è stato dato. Cambiare. Scambiare.
Le mappe non si disegnano in solitudine. O almeno io non so farlo, non ho le mani adatte. L'incontro, l'incrocio che strappa via dalla strada già battuta, dalla linea retta (che non esiste) è quello che genera il mondo che contiene parole e storie (che esiste), e in cui si può e si deve entrare. Il cambio di stato. Il cerchio sulla superficie prima ferma dell'acqua. L'eco. Il suono. La voce. Gli spostamenti di direzione in ferrovia. Scambi.

Scambiare. Uno scambio. Per un cambio. E un cambio. Per uno scambio.
E lèvati, dannazione, ché mi serve quella leva.
Si scambia tutto per tutt'altro.
E scambiamo, allora.
Scambiamo?

Ascoltato da keroppa il 23/01/2007 - dialoghi, idioma o idiozia, infralogie - commenti (8)





Ci ripenso (alla ninnananna)

[...]

Well, there's a piece of Maria in every song that I sing
And the price of a memory is the memory of the sorrow it brings
And there is always one last light to turn out and one last bell to ring
And the last one out of the circus has to lock up everything
or the elephants will get out and forget to remember what you said
And the ghosts of the tilt-a-whirl will linger inside of your head
And the ferris wheel junkies will spin them forever instead.
When I see you a blanket of stars covers me in my bed.

Hey... Mrs. ... Potter... don't go
Hey... Mrs. ... Potter... I don't know
but, hey... Mrs. ... Potter... won't you talk to me?

All the blue light reflections that color my mind when I sleep
And the lovesick rejections that accompany the company I keep
All the razor perceptions that cut just a little too deep
Hey I can bleed as well as anyone, but I need someone to help me sleep.

So I throw my hand into the air and it swims in the beams
It's just a brief interruption of the swirling dust sparkle jet stream
Well, I know I don't know you and you're probably not what you seem,
but I'd sure like to find out, so why don't you climb down off that movie screen?

Hey... Mrs. ... Potter... don't turn
Hey... Mrs. ... Potter... I burn for you
Hey... Mrs. ... Potter... won't you talk to me?


[...]

[A. Duritz, Mrs. Potters Lullaby, 1999]


Ascoltato da keroppa il 20/11/2006 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





Nell'etere (viaggio)

I send your name
up into the sky
and the wind blows it back into my face

You see, even nature
reacts on me
and all my electricity
will make it across your sea.

With every wave the sea makes
my body gets weaker
and weaker.... and weaker...

You see, even nature
reacts on me
and all my electricity
will make it across your sea

and provides you
with my love.



[A. van Giersbergen, My Electricity, 1998]

Ascoltato da keroppa il 13/10/2006 - eus voci, infralogie - commenti





Dietro l'orizzonte di una spalla (giusto il tempo di arrivare)

Cautiously
take cover in the woodland - no mistakes at all.

Some terrain
will catch you at your weakest - careful not to fall.

Stay by the fire, sip from your water, lie in position - the wind is blowing colder.
All these conditions will keep you from dying
as long as you're looking  over your shoulder.

Stay aware
of echoes in the moonlight - careful not to call.

Don't engage
in any kind of dreaming - conscious through it all.

If in doubt
find space beside a river - careful not to drown.

Stick it out
there's hope on the horizon - keep from going down.



[Antimatter, Over Your Shoulder, 2001]

Ascoltato da keroppa il 04/10/2006 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





Tu. Così lontana dietro quest'angolo da non riuscire a smettere di pensarti.


Recent it seems
we must push on, we must push on.

Though we bleed
We must push on, we must push on.


[Dredg, Same Ol' Road, 2002]


Ascoltato da keroppa il 20/09/2006 - eus voci, infralogie, pronomi - commenti (2)





Soffio

Co calma la parola
e co lisiera!
comò una seda vera,
pusagia su la tola.

E la m'ha dào 'l velen
che me brusa ogni vena
e la m'ha messo in sen
la fiama che me svena.

E gera ciara la matina,
fresca la musica de l'onde,
che 'riveva a le sponde
basàe de la marina.


[Biagio Marin, da El vento de l'eterno si fa teso, 1973, II - La drusa de le ametiste]


[Come calma la parola / e che leggera! / come una seta vera, / posata sulla tavola. // E mi ha dato il veleno / che mi brucia ogni vena, / e m'ha messo in petto / la fiamma che mi svena. // Era chiara la mattina, / fresca la musica delle onde, / che arrivavano alle sponde / baciate dalla marina. ]

Ascoltato da keroppa il 13/09/2006 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti





Settembre

Mi hanno già pulito il vetro e contemporaneamente

le parole che ho inventato senza averle scritte

non fa niente

ricomincio dal presente.


[S. Bersani, Senza Titoli, 2000]

Ascoltato da keroppa il 11/09/2006 - eus voci, infralogie - commenti





Anni che vèrtono

Fra le macerie del terremoto
ho festeggiato il mio compleanno,
nella baracca che ho fabbricato
non sono entrato mai.


[Samuele Bersani, Meraviglia, 2003]

Ascoltato da keroppa il 26/08/2006 - eus voci, infralogie, 33170 il porto - commenti





μετά φέρω

Una metafora come si fa?
Mi viene una poesia o la verità?

Ti fermeresti per la scena ancora un po', ché ti riprendo - ma dove sei finita?
A dare l'acqua con il tubo alla tua ortica...

... vieni subito a vedere, lascia crescere le pere
c'è un tramonto giapponese sopra quel paese!



[Samuele Bersani, Coccodrilli, 1997]

Ascoltato da keroppa il 23/08/2006 - eus voci, wor l ds, infralogie - commenti (1)





Mappe (mondi)



Ai rami di una betulla all'angolo di un giardino stavano appese a centinaia. Ne ho presa una - si consultano più facilmente controsole - e cercandovi una strada ho iniziato a camminare.

E mi sono persa, mi sono. Eppure.

Ascoltato da keroppa il 19/08/2006 - sguardi, infralogie, post-it, 33170 il porto - commenti





Di cipolle (e altri tondi)

In alto piena
dentro nuova.
Nun me trovo
e così mi riconosco:
di strati di realtà è 'sto pensiero a strati
che a strati parla scrive ragiona sogna.
E sogni sono segni, più spesso stagni.
C'è questo canto a quattro dimensioni
che questa voce non sa modulare.

Mi sorprendo a dire io, vuota,
ma è lei, piena, che guardo
- che in-tendo, e intanto trito.

La ricchezza di un momento d'argento
che finisce e si fa oro
nel buio salato
della padella
che scotta e non attacca.

Ascoltato da keroppa il 10/08/2006 - idioma o idiozia, infralogie, in somnus, riastartha - commenti (7)





Quarto grado (ustione)

On the first day
I set the scene in a magazine
and now I hurt someone.

In the next scene
I cracked the code of the episode
and now I'm having fun.

In a house in the mountains
there's a way to fall asleep
and I know when I'll find there
I will let... this... go.

I can still feel my hope twitch
crashed by the force of chromosomes.
It's a trail map to a bear trap
separating poor torn camouflage.

Under house
underwater
lay a wing-clipped history
and I know when I'll find there
I will let... this... go.


[OSI, Go, 2006]

Ascoltato da keroppa il 25/07/2006 - eus voci, infralogie - commenti (2)





Salto

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote
ma doppiate.

(...)

Torre di controllo aiuto, sto finendo l'aria dentro al serbatoio.

(...)

Vuoti di memoria, non c'è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia,
piccolissimo particolare - ti ho perduto senza cattiveria.

Màngiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l'aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace.

Libero com'ero stato ieri
ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori.


[Samuele Bersani, Giudizi Universali, 1997]

Ascoltato da keroppa il 21/07/2006 - eus voci, infralogie - commenti (4)





47 : K'un

Deadwing

A tiny flame inside my hand - a compromise I never planned. Unravel out the finer strands. And I'm looking at a blank page now... should I fill it up with words somehow?

I whispered something in her ear... I bare my soul but she don't hear.

The scratching of a mellotron it always seemed to make her cry. Well maybe she remembers us collecting space up in the sky.

(...)

Don't look at me with your mother's eyes or your killer smile.
Sing a lullaby.



[Porcupine Tree, Mellotron Scratch, da Deadwing, 2005]

Ascoltato da keroppa il 15/06/2006 - eus voci, infralogie - commenti (4)





Mi dilungo

I'm not tired but I think I'll lay back anyway
I'm not welcome but I think I'll stay
(...)
...and even the waves won't carry me away.

(Chroma Key, Even The Waves, 1998)

Ascoltato da keroppa il 07/06/2006 - eus voci, infralogie - commenti (4)





S'cinche

As I lie in my bed there's a space in my head
where there used to be colours and sound.


[S. Hogarth, Marbles I, 2004]

Ascoltato da keroppa il 19/05/2006 - eus voci, infralogie, in somnus - commenti





49 : Ko

So the man was tired, and the car was starved - and the sun was setting.

No, the moon was tired, and the cow was carved - I remember every second.



[K. Moore, You Go Now, 2000]

Ascoltato da keroppa il 16/05/2006 - eus voci, infralogie - commenti (2)





Anchesé

  E' sulla strada di questa soferénsa prescritta dal sapiente biciclettaro con orecchio da musico a quest'ignaro ciclo strìaco da poco acquistato di seconda mano da una signora in dolce attesa che prevede di non farne più uso, che vado incontro alla primavera di quest'anno, che poi è la mia prima primavera friulana in assoluto. "Aprile non è un mese per tutte le stagioni", diceva del resto qualcuno, bisognerà pur prenderne atto in qualche modo. L'indicativo presente andrà bene, suppongo... purché sia a pedali, però. Su due ruote non sarebbe la stessa cosa. No... i pedali, ci vogliono.

  Il primo giorno che vado a sbatterle addosso con la leggiadrìa che è propria della mia allure da pompa di benzina è un giovedì della seconda metà di aprile. Caldo. Molto caldo. Decisamente troppo, per me che stamattina ho deciso cosa indossare per uscire senza di aver messo nemmeno un dito fuori dalla finestra: pantaloni lunghi (neri), t-shirt (arancione) sepolta sotto una pesante felpa (nera) con il cappuccio. E' che fino a ieri, pioggia e vento. Oggi c'è il sole, ma l'aria sarà forse ancora fresca.
  Seee. Ma quando mai.
"Primo giorno di sole? Muori, deficiente d'una ciclista improvvisata, così impari, la prossima volta, ad imprecare quando ti mando giù l'acqua che ti serve per sopravvivere". Oh, ma 'sto cielo stamattina si esprime con lo stesso sarcasmo di qualcuno che conosco. Ma comunque.
Parto, e mi avvio in direzione dell'IperStanda di Porcìa (quella del barattolo di Nutella di UnaBomber, per intenderci), nei pressi della quale il biciclettaro mi ha segnalato l'inizio di una pista ciclabile che arriva fino ad Aviano, passando per Roveredo in Piano e per lunghi tratti di aperta campagna. "No te trovi nissuni e te provi la bici per ben, che là no ghe xe casino". Agli ordini.
Per arrivarci, però, devo attraversare la città da sud a nord, e poiché preferisco evitare i tratti molto trafficati, decido di passare per la zona ovest, che conosco ancora poco, prendendo una strada che ho percorso altre volte, anche se in auto e in senso contrario. Per raggiungere e poi attraversare la Pontebbana, allora, passo la zona nei dintorni del lago Burida: sono le due e in giro non c'è anima viva, zanzare e moscerini a parte... e meno male, perché con questa temperatura ho preso in viso un colorito che fa pendant con l'arancione-evidenziatore della maglietta nascosta sotto la felpa e insomma, non è che sia propriamente un bel vedere. Del resto continuo a dirmi che fra poco uscirò dal centro abitato, e che nei campi il vento mi raffredderà un poco... 
"Seeeee", sento un vocina dire da qualche parte, non so se dentro o fuori, "ma quando mai. Devo ripertertelo? Guarda, quasi quasi mi imbarazzi". Umpf.
Passata l'IperStanda, però, qualcosa in effetti cambia. Non si alza un filo di vento - nun sia maje! - ma appena le ultime propaggini della zona industriale di Borgonuovo finiscono alle mie spalle è un mondo di aria, terra, sole e silenzio quello che mi si apre sotto gli occhi. E poi... quell'odore... umido... grasso... tiepido... tic, fa qualcosa nello stomaco. Tic, fa qualcosa, nella  gola. Tic, fa qualcosa dietro la nuca. Tic. Tic. Tic, tic, tic.
Scintille. E' 'st'odore che fa scintille sotto la pelle, troppo vicino alla valvola di sfogo delle riserve della Memoria del naso e delle dita. Mi fermo ai margini di un campo, prima di entrare a Roveredo, cercando di ignorare l'incombente pericolo. Mi raffreddo, tolgo la felpa, faccio un risvolto al pantalone fin sotto il ginocchio. Sembro una lavandaia, adesso, ma almeno il caldo mi opprime un po' meno. Da qualche parte, lontano, si lamenta una tortora e un trattore ronza, al lavoro. Anche qui non passa, non si vede e non si sente anima viva. Mi sdraio sull'erba ad ascoltare, in quello che ho intorno, qualcosa che non ricordo più quand'è stata l'ultima volta che. E il sole brucia, sulla pelle delle braccia e delle ginocchia che vedono il sole per la prima volta in sei mesi, e ha un profumo che conosco anche se, anche se... anchese... anchesé...

Riparto, dopo un po', quando la calotta cranica mi è diventata calda come un ferro da stiro, e mi fermo a Roveredo a chiedere un bicchier d'acqua in un bar, che poi mi fanno pagare. Ci resto male, torno in sella e penso di arrivare fino ad Aviano a guardare i decolli delle missioni pomeridiane, ma dalla cima del Col Grande si fanno strada veloci verso la pianura grossi nuvoloni che minacciano tempesta.
Poiché l'esperienza mi insegna che dai temporali di maestrale è meglio stare alla larga, potendo, decido di tornare verso casa... mentre in men che non si dica il vento si alza rabbioso e un muro grigio inghiotte il sole e riempie la campagna di un'aria pesante e carica di elettricità. Volo via verso casa che il temporale è appena arrivato ai piedi delle montagne... questa volta sono salva, anche se quell'odore non ha avuto il tempo di, anche se non sono riuscita a ricordare quando è stato che.
Le rondini mi portano via i pensieri ad ogni incertezza, ad ogni pausa, ad ogni punto di sospensione che mi lascio scappare. Non riesco (la bici ha detto che poi) più a finirne (quanto mi) nemmeno (già so' dieci) uno (e vavatténne!).

Ma che... eppure non mi pare.
Ma allora è primavera, forse.
E' aprile?
E' aprile, sì. Anche se.
Tic, tic. Tic-tic-tic.
'ccidenti.

- continua -