Home » dialoghiTag correlati: i soci, eus voci, microniente, il tempo della fuffa, sguardi, idioma o idiozia, pronomi, 33170 il porto, infralogie, 81100 l eterno scempio, post-it, atlante minimo, carta, in somnus, wor l ds
Questa notte ho fatto un sogno strutturato a Matrioska.
[Elio e le Storie Tese, 2003]
*
Ti odiavo. Con la gola che mi faceva male per la rabbia, a tavola, parlavo col diaframma e con ogni fibra del mio corpo, facevo alla mia famiglia l'elenco delle tue menzogne, tu eri ospite e sedevi con noi e non potevo sopportarlo, non potevo sopportarti seduta lì e loro con gli occhi bassi senza il coraggio di mandarti via a ceffoni, a sputi, a coltellate, senza il coraggio di dire niente, e quelle facce come a dire, a me: ma ti pare il caso proprio adesso?
E tu, poi, seduta lì tranquilla finché a un certo punto non hai detto, calmissima, senza alcuna inquietudine: "ma cosa stai cercando di fare, per caso stai provando a mandarmi via? Guarda che non ci riesci mica, non hai idea di quante volte sono stata nella sua stessa stanza senza che lui lo volesse, non pensare di riuscirci tu adesso".
E' stato allora che mi sono alzata in piedi, con la forchetta stretta in mano, e che ho preso a gridare NO, E MO' BASTA, NON LO SOPPORTO, IO NON POSSO SOPPORTARE LA TUA PRESENZA IN CASA MIA, NO, ANZI, IN CASA DI MIA MADRE, CHE' IO QUA NON CI ABITO PIU', NON SOPPORTO SENTIRTI APRIRE LA BOCCA, TE NE DEVI ANDARE, ADESSO.
E mia madre che non mi guardava nemmeno, gli occhi fissi sul pane a pezzi accanto al piatto, e MA ADESSO TI FACCIO A PEZZI IO, ho detto con i muscoli siringati di una fòja che mi sfuggiva come un conato di vomito, TI FACCIO A PEZZI CON LE MIE MANI, CHE STAI QUI QUANDO DOVRESTI SOLO SPEGNERTI DI VERGOGNA, TERRORISTA, CHE MO' NESSUNO TI DICE PIU' NIENTE PERCHE' HANNO PAURA, SEI CONTENTA, EH, MA IO TI FACCIO A PEZZI, LO SAI, TI FACCIO A PEZZI, TI FACCIO A PEZZI, TI FACCIO A P....
*
- ... ehiehiehi.
- hhhhhhhhhhh!
- Respira, ue', respira...
- hhhhhhhhhhhh...
- Piano, piano...
- hhhhhhhhhhhhh...
Il volto in fiamme, ti sei sentita sollevare per le spalle. Buio. Stavi co' 'sti pugni stretti stretti e non sentivi l'aria intorno.
- Chi è che vuoi fare a pezzi, ne'?
- Oddio, oddio....
- Tranquilla... tranquilla...
- Eeeehhhh....
- Allora, con chi ce l'avevi?
- Non... lo so... le bugie...
- Eh?
- Le bugie... a tavola con noi tutti i giorni... ma era... chi era...
- Ma che dici?
- ...
- Avevi le braccia tese in avanti, te ne sei accorta?
- Non... so...
- Senti, tu mi devi fare un favore: dedicati di nuovo ai viaggi. O a Caserta, anche, come ti diceva Manuela.
- Eh, ma mo' che c'entr...?
- Insomma, di' alla tua anima di lavorare di meno.
- ...
- No, sai, così per lo meno la notte si dorme.
- Uff', mi dispiace di averti svegliato...
- Svegliato? Ma no, figurati, guarda che sono andato al lavoro più di un'ora fa.
*
Apre gli occhi, d'istinto la mano s'allunga verso il cuscino accanto.
Vuoto.
Interno giorno.
Ascoltato da keroppa il 14/07/2008 - dialoghi, in somnus - commenti (1)
- Ah, l'hai provata anche tu, allora, quella cosa della meditazione?
- Sì sì.
- E fammi capi', per quanto tempo poi?
- Il primo incontro, poi basta.
- Azz'.
- Eh.
- Motivo?
- No, è che... alla fine della sessione di meditazione ho visto che sì, effettivamente mi sentivo davvero più sereno e tranquillo...
- ... e quindi?
- E quindi dopo mi sono chiesto: ma a me mi interessa veramente di stare più sereno e tranquillo?
- Eh.
- Risposta: no.
- Lo sapevo.
- Lo so. Comunque, insomma, per me non valeva l'impegno di una serata alla settimana, tutto qua. Mi interessa restare sveglio, casomai. Che ci devo fare.
- Ti ho mai detto che ti voglio bene?
- Svariate decine di volte, negli ultimi vent'anni.
- Eh, ma mo' un po' di più.
- Mh, che culo.
Ascoltato da keroppa il 03/07/2008 - dialoghi, eus voci, i soci - commenti (3)
Ciao, esci?
Oh, ma perché lui non viene giù?
Perché non mangi con noi?
Dove siete stati oggi? Vi abbiamo visto uscire.
Ma non hai caldo?
Ma non hai freddo?
Cos'è quello?
Lo rimetti a posto?
Cosa fai adesso?
Ma tu cosa fai in genere?
No, perché questa cosa dei rifiuti.
Perché prendi la bici?
Dove vai adesso?
[una risposta qualsiasi]
Ah, e come mai?
[oppure: ma è lontano!]
Siediti!
Tanto la musica non vi dà fastidio, no?
E neanche il rumore e il fumo di scarico del motore della macchinina radiocomandata, vero?
Cosa facevi prima di là?
Ma perché sei così curiosa?
Ma perché parli così poco?
Oh, ma tu non fai mai domande, proprio.
(forse perché sono andata in iperventilazione, a un certo punto)
Ascoltato da keroppa il 02/06/2008 - dialoghi, eus voci, infralogie - commenti
[hanno cinque e otto anni. ci hanno visti uscire dal portoncino delle scale, ci raggiungono e ci vengono dietro mentre carichiamo un grosso pacco in macchina]
Loro: Ciao.
Noi: Ciao...
Loro: Siete voi che siete venuti a stare di sopra?
Noi: Sissì.
Loro: Prima ci abitavamo noi, sopra!
Noi: Sì, lo sappiamo.
Loro: E come lo sapete?
Noi: Be', conosciamo il vostro papà.
Loro: Ah.
Noi: Eh...
Loro: E... avete un bambino?
Noi: Eeeeeeeeeh...
Lui: Ehr, noooo.... non per ora, almeno...
Io: Per ora siamo ancora noi i bambini, diciamo.
Loro (ridono): Aaah, abbiamo capito. Voi avete la mamma e il papà, non i bambini.
Noi: Giusto.
Uno dei due: Va be', quando però poi ne avete uno ce lo dite?
Noi: Perché?
Loro: così viene a giocare con noi!
L'altro dei due: Però se volete poi potete venire anche voi!
Noi: Oh, grazie, così magari ci divertiamo tutti insieme.
Loro: Ecco.
Noi: Allora ciao, ci vediamo.
Loro: Sì sì, ciao!
Mentre si allontanano, si sente distintamente il più piccolo:
- Ma secondo te quei due sono normali?
Ascoltato da keroppa il 24/04/2008 - dialoghi, vocabolario fuori argine - commenti (2)
- No, perché a me qui sembra tutto così piccolo, così comodo... così corto. L'anno scorso, per esempio, siamo andati in vacanza all'Isola d'Elba, e quando ho saputo che saremmo partiti in auto, con le valigie nel bagagliaio, sono rimasta con la bocca aperta. Poi dopo ho realizzato che le distanze non sono più le stesse. Perché per noi in Russia il viaggio che cos'è? Una valigia qua, un'altra qua, un treno e tanto, tanto tempo. La prima volta che ho visto il mare avevo ventitré anni. Per andare sul Mar Nero da casa mia erano quasi tremila chilometri, tre giorni interi di viaggio. Dopo il ritorno avevo dimenticato tutto il riposo di quella vacanza. Mi sono poi dovuta far dare un altro giorno di ferie per riprendermi dal viaggio di ritorno dalle ferie. No, questo solo per dire...
- ...
- Che c'è?
- No, niente. Pensavo che a vent'anni ho fatto un viaggio in treno di novecento chilometri con due amiche... sai, zaino in spalla e basta... e ci sembrò un'impresa epica.
- Eeeeh...
Sorride, intenerita.
- Povere, piccole, innocenti noi, eh?
- Eh... un po'.
[e poi ancora Voci, ma soprattutto Voci]
Ascoltato da keroppa il 18/03/2008 - dialoghi, eus voci, atlante minimo, voce del verbo - commenti
Vicenza, si passeggia allegri in una giornata brumosa, di umido e foschia. Nel gruppo cammino insieme a due care amiche, le mie personali àncore in due luoghi del Veneto, Mestre e Bassano del Grappa, che altrimenti sarebbero niente più che un binario isolato dove aspettare le coincidenze ferroviarie la prima e un nome vuoto sulle etichette di certe bottiglie il secondo. Grazie a loro, di questi posti conosco l'aria, la parlata, il paesaggio-paese. A un certo punto una mi fa:
- Allora, quand'è che scoppia la rivoluzione, da voi?
- Eh?
- No, nel senso che... come ti devo dire... è che a vederla da fuori, così... non si capisce... come mai...
- Ah, la storia della monnezza, dici?
- Sì. No, perché... ciò, perché, com'è che si è arrivati a questo? Com'è che la gente non... ?
- Eh, la gente. C'è un problema dall'alto e dal basso, vedi, è che quello che succede è dovuto a...
E comincio una tiritera senza fine.
La solita tiritera, per dirla tutta.
Mi ascolto parlare, e mi chiedo quante volte ancora ci verranno fatte, a noi terroni, queste domande, e fino a quando avremo la forza di rispondere, e rispondere, e rispondere. E anche se parlarne agli amici schietti fortunatamente non è un peso, ciò non toglie che comunque possa costare un qualche sforzo. Quando ho finito, mi guardano con gli occhi sbarrati.
Mestre mi fa:
- Ma come! Rifiuti tossici illegali! Cioè, ma non è possibile! E' davvero tutto così palese? Ma se è tutto così alla luce del sole, allora perché la gente non fa niente? Cioè, ma perché non destituirle, le istituzioni, se è colpa loro...
- Eh, perché sono appunto istituzioni. Da noi molte cariche istituzionali sono coperte da criminali, che poi non è sempre facile riuscire a sradicare dal territorio. Ci sono giochi di potere ma soprattutto economici che arrivano molto in alto a volte...
- Sì, ma il governo! La gente! Anche la gente! Io andrei fin nell'ufficio di quello lì e lo porterei via...
- Eh, e poi? Che fai, lo ammazzi?
- No! Lo consegnerei alla giustizia!
- La quale poi metterebbe in galera te per aver sequestrato lui.
- Ma è un criminale!
- Sì, ma non è ancora dimostrato. Innocente fino a prova contraria, lui, per la legge, colto in flagranza di reato tu.
- Ma...
- Ma niente. E poi se mettono in galera lui, devono mettere in galera anche chi ha fatto affari con lui. Il che significa che ci finirebbe, in galera, anche un bel po' di gente di qui, lo sai? Gente grossa, con cui fa affari anche il governo, tipo.
- Eh, adesso xe colpa nostra...
- No, non è colpa vostra, Ste'. Questo è il piano su cui stanno cercando di metterla su certi giornali, un'altra bella contrapposizione senza senso tra nord e sud. Io ti sto solo spiegando perché nessuno fa niente, soprattutto ai piani alti.
- Comunque io cercherei di mettere in piedi un'insurrezione popolare...
Bassano del Grappa, poi:
- Quello che io non capisco, poi, è perché la gente protesta contro gli inceneritori...
- Eh, quelli protestano perché vogliono in sostanza due cose: che gli vengano bonificati i siti contaminati sopra i quali hanno dovuto vivere fino a ora, e poi perché gli inceneritori siano fatti per bene e perché quello che ci viene bruciato dentro sia solo quello che può essere bruciato dagli impianti, cosa che da noi nessuno può assicurare...
- Però non è possibile che non succede niente, che quelli stanno ancora lì, ma davvero a nessuno è mai venuto in mente di andare con una spranga a togliere di mezzo i responsabili, visto che si sanno anche i nomi?
E ad un tratto, d'improvviso, mi mancano le parole. Non so. Più. Cosa. Dire. Loro.
Resto in silenzio, con la sensazione di avere un buco che mi allarga sotto i piedi: di corrette informazione e percezione del reale per loro, di senso della democrazia per me, che mi ricordo anche del momento e del luogo precisi in cui me lo sono perso per strada. Enorme, per tutte e tre, è la voragine dov'è finito il senso di quello che è giusto e quello che non lo è, insieme ai diritti, quelli che potremmo e dovremmo avere e non abbiamo. Unitamente ai doveri.
Dopo tante tiritere, davanti a due altri da me e alla loro adulta innocenza, mi sono venute meno le parole per le quali pensavo che avrei sempre avuto fiato. E forte, mai come questa volta, la sensazione di vivere lungo un pozzo, e venire dalla Luna.
Ascoltato da keroppa il 17/03/2008 - dialoghi, i soci, 81100 l eterno scempio - commenti (1)
Dice: qua c'è aria da borìn, stamattina.
Dico: uh, mi spieghi ben benino com'è l'aria da borìn? Mi manca del tutto...
Dice: borìn è quello che fuori dalla Venezia Giulia è già considerato un ventaccio. Ma che ne sanno, gli altri :-) Non fa mai danni, non supera gli 80 km/h, è piacevole, tiene il cielo pulito, è benevolo, tiene i capelli in ordine e lontano dagli occhi e, soprattutto, caccia via tutti i pensieri tristi.
[così.]
Ascoltato da keroppa il 13/03/2008 - dialoghi, eus voci, la parola del giorno - commenti
No, che poi quante cose ci stanno da sapere di un posto prima, durante e dopo che ci hai messo i piedi dentro. Case vecchie di sessant'anni, qua c'era il bagno e mo' ci sta uno stanzino, qua era tutt'una cosa mentre mo' c'è una cameretta e un bagno, quindi su questa parete ci puoi fare buchi senza problemi, su quell'altra statt'accòrta che ci sta il cement'armato. Sott'al finestrone ci stava la stufa al kerosene, e il disimpegno non era. Bello il disimpegno, ci so' momenti che è la parte della casa cui uno si sente più affine. Un minuscolo campo neutro tra una stanza e l'altra, che ci parliamo con una lingua che non è mia né tua ma ci capiamo, un po' a culo, come viene, mischiando le parole mie e tue invece di distribuirle unammé, unatté. Le lingue, i toni, le virgole, pure le parolacce, gli apostrofi, le cadenze non sono di nessuno. Casa mia non è solo casa mia, ma di chiunque voglia venirci, e ciò non toglie che io sia di qui.
Nessun posto è mio: sono io, semmai, che sono di un posto.
Ah, le d eufoniche non ti piacciono? Se solo sapessi dove sei in questo momento. La sola cosa che so è sei da qualche parte qui vicino. Vabbuo', mo' m'assètto e t'aspetto nel disimpegno, tanto sempre di qua devi passare.
(no, è che ieri)
Ascoltato da keroppa il 19/02/2008 - dialoghi, sguardi, infralogie - commenti (1)
[Friuli, supermercato di quartiere a fine giornata. Alla cassa la ragazza, giovane ma dall'aria sfatta. Oltre la barricata del nastro il cliente dai capelli bianchi coi baffoni, il viso secco di rughe, il vocione e le spalle grandi.]
- Buongiornotesserasocio, signore?
- No... no... nono! Ho i miei anni, io, eh...
- ...
- ...io vede, son tanti anni che vengo qui e non l'ho mai fatta la tessera, ché non avevo mica tempo, sa, avevo da fare, tante altre cose da fare, io...
- ...
- ...e che, seh, mica avevo il tempo, non andavo mica in giro con tutto quello che avevo da fare, lei lo capisce, eh, no, ma forse non lo capisce, che volete capire voi giovani, del non avere tempo, avevo da fare io, altro che tessere e tessere...
- ...
- ...non avevo mica tempo di andarmene in giro, io!
- Eh, come se andare in giro non fosse importante.
- Ma...
- Eh, che poi se si viene su come lei...
- Come, scusi?
- E comunque la tessera io gliela devo chiedere per disposizioni aziendali, MICA PER TESTARE LA SUA PRODUTTIVITA' DAL MEDIOEVO A OGGI, E OH!
Applauso dell'intero corridoio delle casse, clienti e impiegati.
Ascoltato da keroppa il 30/01/2008 - dialoghi, eus voci, 33170 il porto - commenti
[a tavola, sei amici: si chiacchiera, si gustano cose buone, si ride, si discute.
Ad un angolo del tavolo, una mano tozzoléa la spalla accanto]
- Oh.
- Eh.
- Che c'è?
- Mh?
- Sonno?
- Mh... no...
- Stanca?
- No no, veramente no...
- Annoiata?
- Ma che stai a di', France'?
- No, è che stai così, un po' silenziosa.
- Sì, ma...
- Tutto bene?
- Sì, sì, benissimo. E' solo che sto... ascoltando.
- ...
- .... ?
Sorride con gli occhi, che gli scintillano come stelle scure.
- No, tu mi devi scusare... è che sono così abituato solo alla gente che parla che mi sono dimenticato che esiste anche quella che ascolta. E mi ero anche scordato che la risposta di "che c'è?" non è per forza "niente".
Ascoltato da keroppa il 24/01/2008 - dialoghi, eus voci, i soci, microniente - commenti
Zia.
Non c'è grado di parentela a unirvi, ma per lei sei appena diventata: zia.
Di zeta, di i e di a. Prima e ultima lettera dell'alfabeto, e una di mezzo.
L'avevi taciuta, lei e l'attesa di lei, per l'ingestibile realtà del tuo legame con la madre da cui è venuta, sorella senza sangue comune che un generoso clinamen t'ha portato sulla Strada. Ma adesso si può dire, si può dirla ovunque, anche in un posto che non c'azzecca niente come questo.
E allora benvenuta, piccola Daria.
Il tuo nome promette: Bene.
Ascoltato da keroppa il 12/01/2008 - dialoghi, i soci - commenti (1)
(telefonata di auguri)
- Mamma, senti...
- Che c'è?
- No, volevo chiedervi una cosa...
- Eh.
- ... per favore.
- Ummaro', e che è?
- No no, niente... cioè, è solo che... vi prego, tornate un giorno o due più tardi.
- Eh? Perché?
- Perché qui non si può stare, si soffoca e se vai in giro dopo un po' gira la testa e ti vengono i conati di vomito. Stanotte volevamo vedere l'alba e ce ne siamo dovuti salire a Casertavecchia per capire cosa stava succedendo. E' bruciato tutto. Hanno bruciato tutto, ma'. Tutto. La città e la campagna erano tutte fumo e fuoco. Faceva paura. Vi prego, non tornate ancora. Statevene lì. Non tornate. Non tornate.
Mi passa il telefono e volge gli occhi lucidi verso le montagne. Lo so a cosa pensa. Ricorda quel giorno in cui le ho detto che la situazione è grave, e che per capire quanto sia grave bisogna immaginarsela come qualcosa di enorme che non succede da un giorno all'altro ma monta, monta, monta finché non si fa onda che si abbatte su te e sui tuoi, e allora devi scegliere tra restare e fuggire, con tutti rischi che entrambe le scelte comportano. La guerra, ma'. Ti devi immaginare che adesso, da un secondo all'altro, scoppia la guerra.
Ascoltato da keroppa il 02/01/2008 - dialoghi, eus voci, 81100 l eterno scempio - commenti (1)
[Lui, ingiubbottato, sciarpa e cappello, col piede sulla soglia da un quarto d'ora.
Lei arriva, calma, canticchiando a passo di cha cha cha]
- Mariiiiiii', alloooo', si' prooonta?
- L'è lì, l'è là, l'è là che l'aspettava,
l'è lì, l'è là, l'è là che l'aspettava,
l'è lì, l'è là, l'è là che l'aspettava...
- ...sient', ma vafangùl' tu e Miguel !
Dopo un altro quarto d'ora, sono ancora lì sulla porta che ridono.
Ascoltato da keroppa il 26/11/2007 - dialoghi, i soci, il tempo della fuffa, microniente - commenti
- Va' a saperlo, quello che c'è nella testa delle persone....
- Ah, io ho rinuciato a tentare di guardarci dentro.
- :-)
- Ormai comunico solo con i gatti.
Ascoltato da keroppa il 13/10/2007 - dialoghi, i soci, microniente - commenti (4)
- Pronto?
- Pronto, buonasera, parlo con la signorina ... ?
- Sì, sono io, buonasera. Chi parla?
- Eh, è la biblioteca civica.
- Ah...
- Ehm, mi scusi, è per caso lei che qualche settimana fa è venuta a chiedere di una raccolta di fiabe russe?
- Uh... sì sì, sono io...
- Oooooh, bene! Senta, volevamo dirle che il libro che cercava lo abbiamo, l'altra volta non lo avevamo trovato perché sa che ci sono sempre dei problemi di traslitterazione coi russi...
- Eeeeeh, signora, ma che bellezza, quel libro mi serve davvero, non sa che piacere mi fa...
- Ma si figuri, è che quando lei ha detto che lo avevano anche a Gorizia a uno dei ragazzi che lavora qui la cosa non tornava, così hanno cercato meglio e lo hanno trovato, era il nome dell'autore che non corrispondeva, era un nostro errore di catalogazione...
- Oh, ma grazie, veramente..
- Di niente, di niente, la sola cosa difficile è stato ritrovarla...
- Eh, ma infatti, come avete fatto a...?
- La fortuna è stata che ci abbia chiesto l'aggiornamento dell'indirizzo, così abbiamo guardato l'elenco degli iscritti finché non ci siamo ricordati del cognome e...
- Signora.
- Sì?
- Emmaiolevogliobbene!
- Eeeeeeeh, eh eh eh!
- Signo', mica scherzo! Anzi, visto che sono in giro passo di lì e vengo a dirglielo di persona, a lei e ai suoi ragazzi.
- Ecco, questo non ce lo aveva mai detto nessun iscritto, sa?
- Eh, e secondo lei io l'ho mai detto a qualche bibliotecario?
Ascoltato da keroppa il 04/10/2007 - dialoghi, 33170 il porto, microniente - commenti (4)
Sta china sui moduli, una ragazza sottile sottile dai grandi occhioni azzurri. Mentre scrive, le si apre piano un bel sorriso sul viso.
- Uh, Caserta.... anche mio papà è di Caserta!
- Oh!
- Sì sì, infatti ci vado anche spesso, abbiamo tanti parenti lì...
- Eh...!
- Eh... è la prima volta, vero?
- Eh, sì... perché?
- No, è solo che hai la faccia stralunata della prima volta.
Scappano due risate, leggere. Un suono liberatorio che scuote le pareti bianche del cubicolo bianco.
- Eh, in effetti chissà quante ne vedi, tu.
- Sì, ma quelli che fanno questa faccia qui sono solo i ragazzi della tua... della nostra età, anzi.
- Davvero?
- Sì. Gli altri hanno una faccia contenta, in genere, oppure sono molto nervosi...dipende dalla situazione in cui si trovano, credo. Ad altri non frega niente, firmano e se ne vanno.
- ...
- ... i ragazzi di questa fascia d'età, invece, fanno la faccia che hai tu adesso.
- Eh! Vorrei uno specchio, quasi quasi...
- E' una cosa carina a vedersi, fidati.
- Ok, mi fido.
- Bon, dai, solo una firma qui...
- ...
- ... eeee siamo a posto!
- Oh, bene...
- Benvenuta, allora.
- Eh, ma grazie! A posto così, quindi?
- Sì sì, tutto fatto.
- Eeeeeh... allora grazie, e buona giornata.
- Grazie, anche a te... e in bocca al lupo per tutto.
- Eh, crepi, grazie!
- Ciao, sai.
- Ciao!
Ascoltato da keroppa il 13/09/2007 - dialoghi, microniente - commenti (2)
Arrivo correndo, trafelata e sudata per la salita sotto il sole di mezzogiorno.
- Papà! Papaaaaà!
Dalla porta si affaccia una testa dai capelli radi tutti costellati di minuscoli trucioli gialli. Si pulisce le mani nere di grasso con uno straccio vecchio.
- Eh! Oh, che c'è?
- Pa'!
- Ma! Oddio! Che hai combinato! Che hai fatto alle gambe!
- Pa', l'ho trovata!
- Cos... no, aspe'... Mari', vieni un attimo, per piacere... col disinfettante!
- Pa', senti un attimo, prima...
- No, ma tutto 'stu ssanghe... che hai combinato?
- L'ho trovata, t'ho detto!
- Ma cosa?
- La stazione!
- Eh? La stazione?
- EH! La stazione!
- DOVE?
- Giù, vicino al ponte di mattoni, a lato della strada che sale...
- Oh! Ma ovèro dici?
- Sì!
- Uh, la voglio vedere! Andiamo!
- Eh, per questo ero sagliuta a te chiamma'!
- Eh!
- Ok, allora fammi prima disinfettare un secondo e po' jamm'...
- Noooo, lo fai dopo!
- Papà, ma prima stavi dicendo...
- E vabbuo', so' dduje scippi, ja'...
- ...
- Jamm'!
- Papà!
La 'gnora intanto è sopraggiunta munita di bottiglietta verde e ovatta. Sorride, divertita e intenerita, poi ride.
- Ma quant' site sciemi, tutt'i dduje... giusto per dire da chi hai preso.
- Grazie, eh.
- Prego. Guardate che fra mezz'ora si mangia...
- Siiiiine...
- ... e se non tornate ve scasso 'a chiangolétta pe' 'mpasta' arét' 'e rìni.
- Eh, non ha pigliato sulo 'e me, quest'è sicuro.
Ascoltato da keroppa il 07/09/2007 - dialoghi, atlante minimo, fermata non richiesta - commenti
[Sudtirolo, un anonimo negozio di giocattoli, clientela di lingua tedesca al 95%. Lei è a scegliere un aquilone da un grosso cesto, lui più in là, perso, assorto ed entusiasta davanti ad uno scaffale enorme pieno di scatole con lo sfondo blu. Un sussulto di meraviglia con vocione da adulto spazza via in un sol colpo il lieve parlottare dei bimbi germanofoni:]
- LO'! VIENI A VEDERE!
- Eh? Che c'è?
- VIENI!
- Oh, aspe', calma, arrivo.
- GUARDA, GUARDA!
- Cosa?
- UAH, NEL MONDO PLAYMOBIL C'E' TUTTO! ANCHE LO UTTARO!
- ...
- ...
[schiattano a ridere in coro comm'a dduje sciemi co' tutto il negozio che li guarda, pecore di pezza comprese]

(ok, non è una discarica, ma lì per lì ci era parso proprio...)
Che poi, i punti di vista, ecco.
Ascoltato da keroppa il 31/08/2007 - dialoghi, i soci, il tempo della fuffa - commenti (15)
[Sabato 7 luglio 2007, ore 20 circa]
- CorpoForestalebuonasera?
- Buona sera, salve, vorrei segnalare un incendio nella zona di Aversa San Lorenzo, lungo la Statale dei Ponti della Valle.
- Sì, allora, mi dica...
- Dunque, andando verso Caserta si trova poco prima dell'uscita di Aversa-San Marcellino...
- Sì...
- Potrebbero essere sostanze tossiche...
- Mh. Perché, di che colore sono i fumi?
- Nero, soprattutto, e grigio.
- Densi?
- Sì, parecchio.
- Ci sono edifici vicini?
- Sì, il cumulo che brucia è accanto a un casolare abbandonato, sulla strada... vicino ci sono delle serre, e poi sì, delle case a pochi metri...
- Quindi... (ripete le informazioni ricevute)... giusto?
- Sì.
- Bene. Si allontani dalle vicinanze, e se ci sono altre persone faccia allontanare anche loro... e anche se è alta, non fermatevi sotto la nuvola di fumo. Ha capito?
- Sì, certo.
- Bene. Grazie, e buona sera.
- Grazie a lei, buon lavoro.
- Grazie.
*click*
[dieci minuti scarsi dopo]
- CorpoForestalebuonasera?
- Buona sera, ehm, vorrei segnalare un piccolo incendio...
- Sì, mi dica... dove?
- Dunque, lungo la statale dei Ponti della Valle, direzione Caserta, si vede questo fuoco su una sponda dei Regi Lagni, nel tratto che costeggia il viadotto della TAV... verso Gricignano, più o meno.
- Ma lei ha chiamato anche poco fa?
- Eeeeeh... sì... però non mi pare di aver parlato con lei, come fa a...
- Ho davanti la lista delle segnalazioni e vedo che l'ultima è di qualche minuto fa, e sempre su quella strada.
- Ah. Eh...
- ...e quindi ce n'è un altro sulla stessa strada?
- Eh, sì...
- Va bene... allora, come sono questi fumi qui?
- Grigi... no, marroni. Giù di lì. Non particolarmente densi.
- Mh. E' isolato?
- Sì, è in mezzo ai campi... non ci sono case qui, è aperta campagna...
- Ok... e ne vede altri da lì, per caso?
- Ehm, no. Per ora no.
- Per ora, dice bene. Quindi, ricapitolando... (ripete le informazioni ricevute). Giusto?
- Sì sì.
- Perfetto.
- Grazie, e buona sera.
- Buon lavoro a voi.
- Grazie.
*click*
[Domenica 8 luglio 2007, ore 11 circa]
- CorpoForestalebuongiorno?
- Buongiorno, salve, vorrei segnalare un incendio boschivo nella zona di Caserta...
- Sì, mi dica...
- Dunque, è sul versante ovest della collina di Garzano, tra le cave di San Michele e quella di Garzano, appunto...
- Sì... entità? E' un piccolo focolaio, o...?
- No no, è piuttosto esteso.... grosso.
- Cosa intende per 'grosso'?
- Intendo che si vedono due ali di fumo, saranno i due fronti che si sono allargati nei due sensi opposti dal centro della collina...
- Ah, ma è precisa... si trova lì vicino?
- No. Lo vediamo adesso dalla Statale dei Ponti della Valle, verso Teverola, saremo più o meno a quindici chilometri...
- Oh. Allora sì, è grosso.
- Eh.
- Signorina, scusi...
- Prego?
- No, mi scusi... ma lei che ci fa tutti i giorni su quella statale?
- EEEH? Prego, scusi?
- Ero in turno anche ieri, ho preso una delle due segnalazioni che ha fatto verso sera.
- Eeeeeeeeeeeeeeeeehmmmmmm....
- Eh eh eh...
- Eeeeh.... comunque... va be'... no, è solo che ci passo molto spesso...
- Be', ce ne siamo accorti.
- Eh... vabbe', devo chiamare un fuoco sì e uno no, magari?
- Eh eh eh...
- ...
- ..ah, ma mi scusi, è che ultimamente la stiamo sentendo nominare spesso, questa strada...
- Lo immagino, qui ormai se ne vedono tutti i giorni...
- Ah, se è per questo non si finisce mai...
- ... purtroppo.
- Purtroppo, sì. Comunque, l'incendio allora è... (ripete le informazioni)? Ed è boschivo, ha detto, giusto?
- Sì.
- Ok, grazie.
- Buon lavoro, e buona domenica.
- Eh, grazie.
*click*
Mi scappa un sospiro. Lui guida, accenna un sorriso, amaro e divertito insieme.
- Ma se po' maje fa' semp' chest', dico io...?
- Le figure di merda o le chiamate alla Forestale?
- La seconda che hai detto. La prima è il motivo per cui stavo pensando di cominciare a registrarle...
- Tu stai male...
- Ma no, secondo me se la gente sapesse le risate che ci si può fare col 1515... dico, magari chiamerebbe più spesso!
- Eh. E a noi ci denunciano per istigazione alla segnalazione inutile, poi.
- E vabbe', ma vuoi mettere la prevenzione antincendio?
Ascoltato da keroppa il 10/07/2007 - dialoghi, i soci, 81100 l eterno scempio - commenti (2)
> ok, poi appena sapremo il sesso cominceremo a decidere il nome
> naaaaa! Non esiste, faranno loro...
> decidono loro due insieme a noi due
> ahahahahahahah!
> e il mio voto vale per tre e in caso di parità prevale.
> ah, vabbuo', allora puoi prenderti anche il mio...
> mi deleghi?
> sì sì, qua' problema?
> ok... allora, se è maschio si chiamerà Lemmy
> azz'... e se è femmina? Doro?
> non sia mai
> Lisa?
> no, troppo banale
> ahe'... Anneke?
> No. Se è femmina si chiamerà: Toward the Within.
> ...
> Mbe', col cognome suona bene...
> ...
> no, è che non sono esperto di nomi femminili.
Ascoltato da keroppa il 24/06/2007 - dialoghi, eus voci, i soci - commenti (3)
Un pomeriggio così-così, diciamo. E una sedia che a starci incollati sopra per sei ore mentre fuori fa un bel caldo - il primo che da quando sono qui è durato per tutta la giornata - comincia a ispirare pensieri del tipo: mo' te rong' père.
Mi alzo per prendere un bicchiere d'acqua, ed è un gesto pesante con cui mi pare di sollevare quintali di carne e vincere una gravità che tira verso il basso più degli altri giorni... ma è sufficiente per svegliarmi e tranciare di netto la catena che mi teneva piantata qui davanti. Si aprono le porte della testa, guardo fuori, mi investe un pensiero: aria, perdio. Aria, aria, aria.
E poi non è che un attimo: borsa, chiavi, quaderno. Basta, mo' lo faccio, dico ad alta voce. E' passato quasi un anno ma vabbuo', questo è il pomeriggio giusto per tornare a trovarlo. Non si ricorderà più di me, ma come che canta ormai glielo so dire, quello che c'è da fare si potrà fare ugualmente, spero.
Lo becco a un'ora dalla chiusura in un momento di calma, evidentemente, che sta fumando una sigaretta sulla porta del negozio. E' letteralmente imbalsamato, uguale al se stesso di un anno fa. Sono scesa dalla bici prima di salire sul marciapiedi, e non mi dà il tempo di aprire bocca.
- Eh, brava, cussì se fa! No come quei ragazzetti che i me ammacca tute le ruote...
(me ammacca? Ah, grandezz'e ddio, quant'è bello 'st'uomo... nemmeno fossero le sue... )
- Eh eh, no, è che non è proprio adatta a salire sui marciapiedi in corsa...
- Ma nianca le mountain bike, te dico! Terreno, pietre, ghiaia, fango sì... ma lo scalin... xe roba che ammazza tute le bici, mica che te lo trovi in natura! Per me li dovrebber limar tuti!
Mi scappa una risata.
- Allora... che fine ti ga fato?
- Eh? Come, scusa?
- Come, come? Non eri venuta l'anno passato? Cossa che te gavevi, il cambio da remétere a punto... o no?
- Oh. Ma... ma... scusa... ma che, ti ricordi?
- Bojacan, se non me ricordo! Ah, ma voi giovani fate sempre cussì, 'cidenti a voi! Prima venite qui cinquanta volte a chiedere consiglio su questo e su quel'altro, roba che uno quasi ve adòta, e poi un giorno all'improvviso non ve fate veder più nianca col binocolo...
- 'aspita...
- Eh, 'aspita. Ci sarebbe da mollarve un par de s-ciafòni, sai! Ma dico io, passate ogni tanto a salutare, che ve costa? Che poi che credi, quanti clienti napoletani go, io, secondo te?
- Uh. Eh. Ehm...
(aaaaaaah... tanta è la sorpresa che tralascio persino la solita precisazione sull'esatta provenienza...)
- Eh. Ma allora, insomma... che gavemo da far, alora, qua?
- Eh... ecco... sempre lo stesso. Ti dovevo dire che rumori fa dopo averla portata su pista ciclabile per un po' di chilometri...
- Bon, speta che prendo carta e penna.
Sparisce un attimo dietro il bancone, torna con un notes e una biro nera.
- Dime i numeri cussì come che stanno scritti sul tuo cambio, eh.
- Allora, dunque: sulla la terza corona il sei non entra proprio, passa sempre al sette. Poi appena c'è un po' di pendenza in salita il cinque fa uno scatto e tenta di passare al sei ma si inceppa, e se non cambio io sta lì a fare clac-clac sul sei senza entrare. Quando sono alla seconda corona e devo passare alla terza, se sto sul sette la catena non riesce a salire e devo passare al due o al tre per farcela passare. La prima va bene, in genere. Ah, e dopo un paio d'ore che vado, il pedale destro a un certo punto comincia a cigolare, e parecchio.
- Mh-mh.
- Bene?
- Sissì. Niente d'altro?
- No no...
- Bene. Senti, adesso no ghe xe nissuno... se puoi spetarme un po' te la faccio adesso.
- Uh, magari!
- Alora vien dentro, va'.
- Grazie!
Mi fa sedere su uno sgabello in officina, mentre lui lavora. La appende su un braccio che sta fissato al muro e la tiene sospesa ad un'altezza comoda per il lavoro. Svita con pochi colpi decisi, ogni tanto butta l'occhio sul notes, corregge l'inclinazione di un dente di una corona... e intanto parla, fa domande su domande, e per rispondergli perdo il filo di quello che sta facendo. E io che volevo rubare un po' di mestiere. Chiede cosa faccio in generale e cossa che te fa qua in Friul, se mi trovo bene, quanto e da quanto vado in bici, e perché mi piace, e soprattutto perché abbia fatto passare tanto tempo prima di riportargli la mia.
Sono talmente disorientata dalla valanga di domande che finisco con il rispondere a tutte, con tutti i perché e i percome, fino a dire della pausa forzata dello scorso anno, l'abilità da poco recuperata e tutto il resto, con quella leggerezza con cui si parla tra viaggiatori che a un certo punto mi ero persa un po' per strada. Che strano, poi... nemmeno mi ero accorta di non avercela più con me. Chissà, chissà dove l'avevo lasciata...
... e comunque. Dovunque l'abbia perduta, oggi questo signore dalla faccia un po' squadrata me ne restituisce un vagone, dono quanto mai inaspettato e per questo infinitamente gradito. Parlando lo guardo fare il suo lavoro senza mai alzare gli occhi, preciso, calmo, concentrato sia sui pezzi della mia bici che si rigira tra le dita sia su quello che stiamo dicendo. Poi vedi come che va 'desso che te lo reméto a registro per bene, promette con una certa soddisfazione, lui, a un certo punto... e a me sembra che con quelle chiavi e pinze e bulloni e bulloncini stia rimettendo a registro anche me - mani, piedi, testa, parole. Perché mi si sono svegliate all'improvviso anche le parole, sai, vorrei dirgli, insieme a tutto il resto, dopo che me le ero perse insieme alla capacità di parlare con tutta la semplicità di cui c'è bisogno la maggior parte delle volte a questo mondo. Me ne accorgo solo ora, solo adesso che mi ascolto parlare senza il solito sforzo di nascondere l'accento e la cadenza di cui avevo sempre avuto una mortale vergogna fuori dai confini della mia terra. Ma cosa è successo? Cosa si è rotto, quale argine ha ceduto, infine?
E sì, dunque: poiché da qualche parte ha ceduto un argine, ora c'è da riassestarsi dopo la piena. E allora sì, biciclettaro, rimettici a registro tutte e due, che di strada da fare ce n'è fin troppa, ancora.
- To' la tua bellezza strìaca...
- Eh, grazie...
- Sei a posto per un bel po', adesso. Divertiti, eh.
- Eh eh, non mancherò...
- E vien trovarme, ogni tanto, però!
- Eh, ho capito, ho capito. Con la memoria che ti ritrovi mi sa che è anche meglio...
- Ecco. Sennò prossima volta te svito tuto in modo che te trovi col culo per terra dopo quìndese chilometri esatti, e prima che te vengono a prendere...
- Eeeeeh!
- Tu sta' a sentirme.
- Vabbuo', vabbuo'...
- Ciao, eh.
- Mandi!
- Stat' buon'!, fa sorridendo con una pronuncia tutta strana, con le vocali aperte e senza le doppie.
Eh, pure tu, bicicletta'.
Volo via verso la stazione, la passo e poi al primo ponte piego a destra e fuggo verso la campagna che mi inghiotte all'imbrunire nel profumo del grano maturo, intenso come quello di tutte le ricchezze della terra che richiedono fatica. In alto nel cielo, dietro una fila di alberi, voci di bambini. E un aquilone.
Ascoltato da keroppa il 05/06/2007 - dialoghi, post a pedali, 33170 il porto - commenti (4)
- Blablablablablablablablablablablabla...
- Sì, perché poi blablablablablabla...
- Eh, hai capito? E mettici anche il fatto che blablablablablabla!
- Eh, no, perché poi a quel punto...
(spengo la macchina, alzo il piede dal freno, mi giro verso di lui)
- ... e allo'? A quel punto cosa?
(la macchina fa un leggero movimento all'indietro)
- Oh. Perché non metti il freno a mano?
- E nu mument', stiamo ancora parlando, o no?
- Aaaaaaah, e tu mi devi scusaaare, non lo sapevo che ultimamente avevi preso l'abitudine di tirare il freno a mano coi denti!
(umpf)
Ascoltato da keroppa il 03/06/2007 - dialoghi, idioma o idiozia, eus voci, i soci - commenti (2)
Debole. Sulla soglia, ancora una volta, i contorni sfumano e la tua presenza si fa... debole. Inconsistente quasi, ché se ti toccano ti attraversano senza farti alcun* male.
- Eh, quell'aria...
- Eh?
- Quell'aria che prendi ogni volta che stai per partire.
- Ma quale, scusa?
- Boh. Quell'aria... nuova. Quella che ti viene appena fissi la data della prossima partenza. Può essere fra due giorni o sei mesi, ma appena sai che devi partire ti viene quell'espressione.
- Eh, ma a cosa ti riferisci esatt....?
- Ma... ma, ma, ma, ma a niente, NIENTE! Ma quanti ma, ma quanta cos' che bbuo' sape'!
- Vabbuo', ma io volevo solo...
- Oh, ma chettifrega, atté? Tanto non la puoi mica vedere... lasciala a chi ti sta intorno e non ci rompere. E muoviti con quella valigia!
- ...
- Che poi che diamine, tu che ti anticipi sempre... ma comm'è che oggi hai fatto così tardi?
*(ehm... quasi)
Ascoltato da keroppa il 27/05/2007 - dialoghi, eus voci - commenti (2)
(Mh, casa.)
Parliamone un momento. Io e te, gatto.
Mèo.
Dimmi un po', che roba è casa? No, è che passano gli anni e io qui dentro mi sento ancora così. E mi sembra così... ovvio. Naturale. Come se non potesse essere altrimenti. Ma se devo dire cos'è, non lo so dire...
(lei mi annusa la punta dell'indice, poi ci strofina un orecchio. Mi ricorda. Ma davvero si ricorda ancora di me?)
Mèo, fa.
(Intorno i rumori familiari, di sempre. Il frigorifero, il sibilo dell'ascensore nella tromba delle scale, il mormorio basso della tv che due stanze più in là che accompagna la sua giornata verso il sonno. Non è la casa in cui sono cresciuta, ma è ugualmente casa. Non è casa mia, ma è casa.
Guardo il soffito, ripenso alla giornata di oggi. E' stata una buona giornata. Piena di: un passettino, un altro, verso il giorno in cui; una Voce venuta da chissà dove, con gli occhi chiari e consumati forse per essere stati troppo a lungo spalancati su un baratro; e infine un riabbraccio, lungo, profondo, che ha però ha perso subito il ri-. E ora. Guardo le solite perdite sul soffitto, e... d'un tratto. E' una specie di... boh. Non lo so. Qualsiasi cosa sia è freddo, punge, pizzica, dalla punta dei piedi sale sulle ginocchia, poi monta alla pancia, e da lì, più lentamente, verso il cuore, e la gola, sotto il mento, serpeggia dietro gli occhi fino a farmi rizzare i capelli, e friggere la pelle. E' di fuori e di dentro, e...)
Mèo.
(Apro gli occhi. Ma che... dormivo, forse? Mi s'è seduta accanto all'orecchio sinistro, è così vicina che sento sulla tempia il calore delle sue costole. Guarda dritto, fisso, verso il muro oltre i piedi del letto. Il freddo è svanito.)
Eh? Che c'è, micia?
Mèo.
Mh, mmmmmh. Ma che stavamo dicendo?
Mèo.
Sì, giusto.
(Ma forse il punto è lo spazzolino. E sì, mi sa che è lo spazzolino. Ecco, ecco, è proprio questo, anzi. Precisamente questo. Quello spazzolino viola parcheggiato e ben protetto in quel cassetto, nel bagno. Casa. E i piedi a terra, nudi, che appena entri ce li metti subito facendo volare via le scarpe dopo una giornata passata a tessere come un ragno su e giù per il centro storico la tela delle cosedafare. E sopra il soppalco che sembra una tana, il tuo divano-letto a una piazza scarsa, con le tue lenzuola e la tua coperta, sempre la stessa, sempre la stessa di sempre, che quando te la tiri fin sopra le orecchie il tempo torna a parlarti in una lingua che conosci. Piano. Piano, piano, te ne prego. Parla piano.
E le parole che scorrono, a ondate che rombano irrequiete e fanno spuma in superficie e schizzano e si schiantano sulle sponde e risvegliano e ripuliscono dal non detto il greto del nostro fiume come una piena stagionale, questo fiume fatto di due sponde ma che poi è uno. Perché così è: di stagione, in stagione, in stagione, in stagione. E la piccola gatta che viene a svolazzarti intorno leggera come la fata di cui porta il nome, la micia che non fa miao ma mèo, che ispeziona tutti i tuoi effetti personali e poi viene ad annusarti fin sul naso per vedere se gli odori corrispondono, e se sei proprio la sua zia di tanto tempo fa. Ma sì che sono io, gatto, non ti ricordi? Non ti ricordi di quando di notte sognavo che qualcosa di grosso e pesante - un muro, una casa, una porta blindata - mi era caduto addosso, e invece eri solo tu che mi stavi comodamente dormendo stravaccata sui polmoni?
(Sono io, le dico. Lei inclina un po' il capino, ma continua a guardare sullo sconfinato spazio bianco oltre il velo della parete. Poi gira il musetto bianchennero di qua, e fa vibrare le belle vibrisse bianche (sorrido alla ridondanza, e lei fa uno sguardo sufficiente assai. Eh, c'ha ragione... ma cosa posso aspettarmi da una cosa che si chiama così...?).
Mèo, me-me. Mèo.
(E si allunga, e si accomoda in tutta tranquillità sulla spalliera del piccolo divano a fiori. Ricorda, allora.
Lei è uno di quei gatti che non si fanno accarezzare, un po' ipertesi, un po' che appena ti muovi più bruscamente di un pesce dentro un acquario lei fa la coda a spazzola e si teletrasporta sotto il letto al piano di sopra. Ma se ha detto mèo, allora ricorda. All'epoca due anni ci erano voluti, del resto, perché smettesse di essere terrorizzata dalla mia presenza in questa casa. Un altro anno per lasciarsi sfiorare e concedere - sciala, popolo! - le prime fusa. Rotto il ghiaccio, poi, va be', un rapporto tutto in discesa: diventare un dispenser di grattini sotto il muso, il tappetino personale o il fornitore di divertimenti notturni era ormai cosa fatta. Una notte fummo svegliate da uno strano clac-clac nella stanza, sul pavimento: era lei che faceva volteggiare a un metro da terra i miei occhiali con perizia da giocoliere professionista.)
Micia.
Mèo.
(Nel nero delle sue belle pupille incorniciate di verde che mi fissano - ma come fai a guardare così fisso, tu? Cosa vedi? - ad un certo punto qualcosa mi trascina via, verso il basso, in una pozza di liquido calore.)
Che giornata, micia.
Mèo.
(Il nero sale. E io sprofondo.)
Che giornata, sì... e poi c'è ancora domani...
Rrrrrrrrrrrr.
Eh, rrrrrrrrrrrrrrrr....
Rrrrrrrrrrrrrrrrr.
Gatto, io mi sa che adesso dormo. Ma tu non te ne andare, per favore. Se vedi arrivare di nuovo quel sogno... tu che li vedi, caccialo via. Ti prego.
Mi poggia i suoi tiepidi cuscinetti rosa e neri sul naso. E poi, dolcemente, sento sulla pelle il lieve pizzico delle unghie, solo la punta, appena appena. Tira via la zampina e torna a vigilare, guardando lontano lontano, davanti, verso l'orizzonte sul muro bianco oltre i piedi del letto dove ribolle, senza contorni, l'immenso mondo dietro di me. Dove io non riesco a guardare, ma lei sì.
Mèo.
Ascoltato da keroppa il 18/05/2007 - dialoghi, eus voci, sguardi, i soci - commenti (2)
Dal pollaio qui vicino ricevo sottovoce l'informazione del grave pericolo che incombe su di noi.
La questione, che ognuno dotato di senno può riconoscere della massima importanza, è: dunque, un alieno petomane ti dice "spiegami cos’è il rock" e tu, senza tante menate filologiche, devi mettere a punto un listone con 25 singoli prima che lui attivi il suo culo disintegratore.
Mh. A parte il fatto che dopo due giorni qua l'alieno ancora non s'è visto - e quindi si presume che abbia una lunga lista di negligenti di cui occuparsi, prima di me - resta comunque la voglia di mettersi al sicuro... senza menate filologiche ho quindi buttato giù la lista, dettata dall'urgenza urgentissima del caso, usando come criterio nient'altro che il più rigoroso principio del laprimacosachemivieneinmente.
Ehm. Del resto, con un paio di amene chiappe ultrasiderali che mirano alla vostra disintegrazione, a voi cosa verrebbe di fare?
(per la fretta non m'è riuscito nemmeno di impaginarlo a dovere, che diamine)
(e comunque no, sui Motörhead non si transige. Mai. MAI.)
(e ma perché "Making Memories" non si trova mai da nessuna parte? Che peccato...)
1. Mr. Big - Addicted To That Rush
2. AC/DC - Highway To Hell
3. Frank Zappa - My Guitar Wants to Kill Your Mama
4. Motörhead - The Ace of Spades
5. Chuck Berry - Johnny B. Goode
6. Led Zeppelin - Whole Lotta Love
7. Deep Purple - Burn
8. Metallica - Battery
9. Van Halen - Right Now
10. The Knack - My Sharona
11. Stevie Ray Vaughan - Scuttlebuttin'
12. Joe Satriani - Satch Boogie
13. Europe - Rock The Night
14. Pink Floyd - Another Brick in The Wall
15. Porcupine Tree - Blackest Eyes
16. Extreme - Get The Funk Out
17. Paul Gilbert - Down To Mexico
18. Jimi Hendrix - Red House
19. Joan Jett - I Love Rock and Roll
20. Skid Row - Youth Gone Wild
21. Rush - Making Memories
22. Lynyrd Skynyrd - Sweet Home Alabama
23. Tool - The Pot
24. Whitesnake - Fool For Your Loving
25. Dire Straits - Sultans of Swing
Comunque, visto che se proprio si deve fare, tanto vale farlo bene, passo tosto l'informazione dello stato d'allerta all'Esimio - ché sono curiosa assai. E poi... uhm... a chi altro? Non so. Mo' ci penso un attimo.
Ascoltato da keroppa il 16/05/2007 - dialoghi, i soci, il tempo della fuffa - commenti (11)
[Camerino di TeleOttaviano.
Durante la sua esibizione di pochi minuti prima, Lucia è stata bruscamente interrotta per fare spazio a quella del ben più rinomato Sceicco Beige. Onliù Caporetto consola Lucia, quando entra lo sceicco]
Onliù Caporetto: S'è azzeccata 'na palla... Luci', tu te l'e' pigliat' tropp'assaje... Luci'...Luci', e fatt' 'na risatella! Dopo tutto non è che t'ha interrotto l'ùrdem' strunz', 'o Sceicco Beige nunn'è l'urdem' strunz'... o no?
Sceicco Beige: Arabian...oh! Buongiorno!
OC: Oh, lo Sceicco Beige!
SB: Grazie, so' contento che si parla di me anche quando non ci sono, eh?
OC: Pecché?
SB: Ho sentito l'ultimo... ho sentito lì... ero lì, no?
OC: L'urdem'?
SB: L'ultimo...
OC: Ah, no! Datos...
SB: Posso ripetere? "L'ultimo strunz'", lei ha detto a me.
OC: No!
SB: No, lei l'ha detto a me.
OC: No, dicevo...
SB: Siccome ho sentito da là... lei l'ha detto a me.
OC: In senso buono, dicevo a Lucia...lo Sceicco Beige, Luci'...dicevo a Lucia lo Sceicco Beige nunn'è l'urdem' strunz'!
SB: Perché, perché lo ridice, scusi?! Ho detto che avevo sentito io!
OC: Ecco, giustamente...
SB: Ecco, io non sarei questo...
OC: Esattamente, ma dic... mo' così lei cap... dicevo: lo Sceicco... Luci', come dicevo je...
SB: Sì, ora lo ridice un'altra volta! L'ho sentito, l'ho capito...
OC: Nunn'è l'urdem' strunz'!
SB: Non è... ecco, perché sarei il primo io, allora, secondo lei, sì?
OC: No! ...ancheee...
SB: Che numero sarei?
OC: E no... non sono numerati.
SB: Chi?
OC: 'E st... no! Non voglio dire... 'e strunz', non sono numerati! Cioè, non sono strunz' nume...no..n...n... non siete strunz'...
SB: Lei...le...le...
OC: Non siete!
SB: Io non sono?
OC: No!
SB: Quando parla lei dovrebbe stare attento.
[da F.F.S.S., cioè: che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?, scritto e diretto da Renzo Arbore, 1983]
Ascoltato da keroppa il 02/04/2007 - dialoghi, idioma o idiozia, eus voci, i soci - commenti (3)
Hai visto come
tra parole e mondi
può esserci solo una lettera di scarto?
Ascoltato da keroppa il 23/03/2007 - dialoghi, wor l ds, post-it, i soci - commenti
Il quaderno viaggiante riparte, e fra non molto anch'io.
Avervi preso parte, averlo letto o portato in giro per questo angolo di mondo a conoscere amici vecchi e nuovi: ero fermamente decisa a non decidere cosa fosse stato più bello.
Ma poi.
Quando lo tiri fuori dalla borsa, te lo prendono di mano, lo sfogliano, e - uuuh! - quella faccia. Gli occhi grandi così. Poi, senza che uno abbia proferito verbo: hai un foglietto, una penna?
Ecco, quel momento lì. Proprio quello.
Grazie, cartografi.
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