Home » cartaTag correlati: i soci, eus voci, dialoghi, 81100 l eterno scempio, idioma o idiozia, atlante minimo, sguardi, voce del verbo, fermata non richiesta, in somnus, 80100 la sirena, microniente, infralogie

Il mondo è immenso, immerso, sommerso, deserto, un concerto. Siamo sott'acqua di voci e di odori, dici. Tu i pesci, non si sa come, in qualche mo(n)do li capisci, che odorano l'acqua su cui poggiano e che respirano, lo capisci com'è vivere coi polmoni pieni d'acqua, e il naso e le orecchie, specialmente in quei giorni in cui la luce è calda e l'aria fresca, che nuoti in macchina, a piedi, al mercato, in bici, in biblioteca, sul treno. Ti escono dalla bocca parole, bolle che ti scappano a volte anche dalle mani, ti salgono dentro e poi ti sfuggono fuori e non le puoi riprendere più, alzi gli occhi e sono già in alto che corrono verso una superficie dove non puoi arrivare a meno di un'ordinaria asfissia, del tempo e dello spazio.
E' tutto cambiato adesso, nuotare prende un mare di energie, a volte le correnti di certe pareti bianche ti trascinano via allo stesso modo di una mappa, e l'impenetrabilità di certe altre ti costringe a studiarle, a tastarle centimetro per centimetro, a capa sotto e 'e smerzo, finché a un certo punto:
non
me
lo
fai
proprio
piantare
questo
cazzo
di
chiodo
eh?
Allora nuoti a testa bassa comm'a nu ciuccio 'nfrustecuto fino ai pastelli, ti arrabbi che ti viene il sangue agli occhi e metti a lavorare la vescica natatoria finché non trovi, feroce, la profondità dove vuoi posare la vista. La prova: non usi più inchiostro ma solo pietra grigia, per scippare la carta, e un pezzo di bianco per correggere il tiro.
E' tutto diverso, adesso. Tipo che qua (dove?) non è più che xe acqua e tera, acqua e tera. Ma: acqua e fèro, acqua e fèro, acqua che xe fero, fero che xe acqua.
Fèro de binario e de pedale, fèro che xe carne, carne che xe acqua, e acqua che vista da questo fondo di boccia, lassù, in alto dove non ce n'è più, xe - o al manco te par - aria.
Ascoltato da keroppa il 10/07/2008 - carta, idioma o idiozia, voce del verbo - commenti (2)
Quattro, otto, dieci e dodici anni. Il più grande è magro e saggio, il secondo è un affettuoso ruffiano dalla pelle saracena, il terzo a guardarlo negli occhi sembra di sporgersi su un abisso, il più piccolo da qualche settimana è il cavaliere di Monforte de "La Freccia Nera" e gira con uno spadino di legno tenerissimo, un paio di stivali rossi di gomma ai piedi anche con trenta gradi all'ombra.
Rientrando in casa, a sera, parlano più o meno così:


[Bill Watterson, da The Days Are Just Packed, 1993]
Più li guardo, e più mi chiedo da quale decennio sono venuti fuori.
Ascoltato da keroppa il 03/06/2008 - carta, eus voci, infralogie - commenti (1)
E' un attimo rimasto sulla carta. C'era questo pomeriggio brutto, di pioggia appena finita e di fresco, di umori cattivi e silenzi violenti, che tu eri due stanze più in là a litigare al telefono con la tua ragazza e io di qua con quattro pastelli e la finestra spalancata sul sole che tramontava su questo pezzo di Friuli, che dopo un'ora di porte chiuse mi ero dimenticata di te e parlavo e cantavo come quando intorno non c'è nessuno. Eri vicino e non ti sentivo, non ti sentivo più, la mano ricopiava la finestra e non sentivo più nemmeno lo scarabocchio, dov'ero un anno fa, stavo pensando, mi pare, e mi vedevo dentro una canzone piccola, di treni e di sola andata. La paura che mi hai fatto, nel sogno appena iniziato, bastardo come un gatto: manchi di attenzione per i contorni, però.
Stronzo. Uno già non sa disegnare.
Ascoltato da keroppa il 20/05/2008 - carta, i soci, in somnus, microniente - commenti (2)
Qualcosa di molto importante è pronto a riprendere il suo viaggio, finalmente, seguendo un percorso che tocca e riguarda la vita di ognuno e molto da vicino. Che si sia disposti ad accettarlo o meno, in qualunque regione di questo paese si stia.
E allora di nuovo buona fortuna, Alessandro.
E di nuovo: grazie.
Presentazione della prima edizione.
Copertina.
Ascoltato da keroppa il 03/02/2008 - carta, eus voci, 81100 l eterno scempio - commenti (3)
Come dice lei:
tunnel in vista: rallentare.
Ascoltato da keroppa il 26/08/2007 - carta, atlante minimo, fermata non richiesta - commenti (2)
In bocca al lupo, Alessandro.
E grazie.
[ Testo della quarta di copertina
Indice
Anteprima on-line
Comunicato stampa ]
Ascoltato da keroppa il 23/02/2007 - carta, eus voci, i soci, 81100 l eterno scempio - commenti (2)
Ascoltato da keroppa il 10/02/2007 - carta - commenti
Il cruscotto illuminato dalla luna, vado. Anzi torno. Anzi vado, ché è tornato. Anzi andiamo, insieme. Anzi, torniamo lì, perché era da tanto.
Al ritorno abbiamo la luna di faccia. Piena piena.
Che poi uno si rigira tra le mani il biglietto del parcheggio trovato dopo aver fatto quattordici volte il giro di tutti i vicoli di Via Morghen, e allora dirlo non sembra più così stupido.
Miseria, ma quanto mi sei mancato.
Quanto mi sei mancato.
Buonanotte. Vaipiano. Squillaquandarrivi.
Quanto mi sei mancato.

Che poi uno torna a casa, si lava i denti. Si avvicina alla scrivania, posa lì il biglietto del parcheggio, e trova. Una luce che.
Forte. No, anzi. Che pesa. Parole che a dirle ci trovi dentro tutti i pesi della luce, che ti pare quasi di poterla prendere, misurarla sul palmo, posarla sulla mensola della libreria. Che ti piacerebbe proprio mettercela, quella luce, lì sulla mensola, e poi sederti sul letto a guardarla mentre le ore passano e la luna vive la sua notte di pienezza. Senza spiegarti niente. Ché la luce c'è, sta lì, e che ci puoi fare? Niente. Anche se ti piacerebbe prenderla in qualche modo, ma non solo toccarla. Berla, masticarla a lungo, in intramuscolo... forse, sarebbe meglio. Ma, eh, non si può. C'è, sta lì, e questo è tutto. Ma perché 'sta luce è venuta a risplendere proprio qua, stasera? Pussa via, bovino, non tutto si rumina.
Guardale, come sono belle: dopo, corpo, cosa, funzioni, dinamiche, domanda, però, male, bene, leggero, scrivo, sorrido.
Guardale, come sono belle, piene e lucenti, come quella pietra che spande luce lassù.
Guarda come sono belle, e po' adduòrmete. Il loro peso ti dice qualcosa che prima non sapevi. Certe hanno la luce, il peso di un seme. Altre quello dell'acqua. La gravità darà il posto giusto ad ogni peso, ad ogni luce. Sulla terra, o nell'onda di marea.
Ma che ne sai, tu, che sai solo ruminare? Guardale, come sono belle.
E dormi, ora. Con tutta questa luce intorno. Che torna.
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Eus
Così vengono chiamate in una valle nascosta nel cuore delle Dolomiti Friulane che si apre sotto il cielo come una profonda ferita sulla crosta, sul corpo della Terra.
Eus: Voci. Voci che sono Lingua, Linguaggio, ma anche Geografia e Viaggio. Eus sono le Voci che, prima ancora di capirle, riesci ad intendere. Straniere? Forse. 'Altre', magari. Idiomi, più probabilmente. Sistemi di misurazione. Ma anche no.
Mieç la placja
• E-mail: eus(punto)voci (chiocciola) gmail(punto)com
• E-mages:
Davanti agli occhi...
... e dietro.
Fià...
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